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Maria Santissima Madre di Dio - Gennaio 2012

Occhi scuri, carnagione olivastra e bruna, una qafia sulla testa che, da queste parti, è di colore bianco e nero, parlata veloce, quasi incomprensibile, rumorosa, a tratti invadente. Cappotto scuro, camicia bianca e pantaloni neri, una kippà sulla testa a ricordare la presenza di Dio sopra di lui, cordicelle legate ai fianchi, passo deciso, sguardo sicuro, riservato, schivo. Palestinese il primo, ebreo ortodosso osservante il secondo. Palestina da Philistia, ”terra dei filistei”... Chi ha un po' di dimestichezza con la Bibbia sa che queste due culture hanno radici antiche, lontane. Quanto profonde sono le radici, tanto profondo e antico lo scontro tra questi due popoli. Da quando Dio promise la terra al popolo di Israele è nato il conflitto con il popolo che abitava questa zona. Sono molto cambiati ì tempi, gli usi, le etnie e le culture transitate da queste parti, ma il senso de1l’assenza di pace in questa terra si ritrova nelle stesse radici. Molto asseriscono che il conflitto israelo—palestinese abbia motivazioni unicamente religiose, tra islam e giudaismo, ma l'impressione è che le radici siano più antiche, dal tempo in cui l’islam non era ancora nato. Se si guarda la situazione a partire dagli estremi (fondamentalismo arabo o ebraico che sia), non saranno mai possibili un vero dialogo e una pace. Tanto più che la tendenza dell'opinione giovanile (secondo le statistiche) va sempre più verso una reciproca intolleranza che non consente di sperare un futuro diverso. Dentro tale situazione ci sta l'esperienza dei cristiani, nella stragrande maggioranza arabi, con un grande complesso di identità: dentro uno Stato che li emargina perché arabi e dentro
una minoranza araba che li mette da parte perché non musulmani. Da dove può nascere il domani? Non abbiamo risposte, di certo non io, ma intuiamo che ancora una volta il vero cambiamento non può che venire ”dal basso" e "da dentro". Dal basso perché non sembrano credibili i vari responsabili di governo che, con la scusa di difendere le parti del proprio popolo, sembrano più interessati alla ricerca del potere e alla salvaguardia dei propri interessi a discapito della giustizia e della pace. Da dentro perché un conflitto, e a maggior ragione questo, ha sempre una motivazione interiore forte che trova le radici all’interno e nel profondo de1l’uomo. La pace dunque potrebbe nascere dalla giustizia e dal perdono; la giustizia che consente di chiamare le cose con il loro nome, anche se sarà necessario ammettere di non essere unicamente vittime, e il perdono che sa creare riconciliazione e unità laddove la storia, la cultura e le azioni personali hanno causato ferite mai rimarginate».

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